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Giovedì 23 Aprile 2026

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Tra Scilla e Cariddi

di Nicola Belcari - Giovedì 23 Aprile 2026 ore 08:00

Siamo alle strette… a causa dello stretto (di Hormuz). In che buco ci siamo infilati? Il cupo passaggio, il cunicolo, un cul de sac, un tunnel senza luce in fondo, il pertugio che conduce al pozzo nero.

La banda del buco agli onori della cronaca, attratti dal buco nero, una pletora di politici del buco (europei ed extraeuropei): peggio la toppa del buco, facenti un buco nell’acqua, incapaci di cavare un ragno dal buco.

Un dubbio atroce affiora alla mente che tenta, vorrebbe capire le ragioni dell’irragionevole caos magnum in cui ci precipitano le guerre in corso: è un ricatto che muove l’agire di chi guida.

Il ricatto: ecco un’aporia della democrazia sconosciuta ai teorici classici (lo poteva immaginare il povero/grande Tocqueville?). Al ricatto da indebitati e dei vincoli del far parte di strutture sovranazionali si aggiunge il ricatto personale? L’interesse illecito o l’azione empia dei capi non devono essere divulgati, ne minerebbero in modo irreparabile la credibilità, la rispettabilità e dunque l’immagine, quel che conta per il consenso. Il capo che vuole continuare ad esserlo è disposto a tutto perché non trapeli il suo segreto inconfessabile, anche a impegnare il mondo in una guerra dalle conseguenze dirette o indirette imprevedibili?

Il più forte alla lunga vince ma non sono escluse sonore batoste, sconfitte epocali come quella subita dal generale Custer, detto “Yellow Hair”, il grande capo dei visi pallidi.

Nel mondo antico due culture si sono contrapposte o piuttosto succedute. Dalla civiltà della vergogna a quella della colpa: dalla perdita del riconoscimento della comunità della virtù al senso di colpa rispetto alla divinità e alla propria coscienza. Oggi quale morale? Quale nome sarebbe appropriato al nuovo valore? Il pubblico non deve sapere l’atto ignobile del capo (un interesse economico o una grave debolezza sessuale).

Che sia l’incapacità di procurarsi delle prostitute? o non invece altre innominabili perversioni? da parte dei prìncipi del foro (non fòro)? Certo sarebbe paradossale che ancora la causa di una guerra fosse una donna, come ai tempi di Troia non a caso città dominante uno stretto (i Dardanelli). “Il mal foro non vuol festa” andava ripetendo messer Riccardo di Pisa nella novella del Boccaccio, indicando con foro l’ambita conquista.

Forse non sappiamo il valore simbolico di uno stretto? Oltrepassare il mare non allude alle acque infere dell’Ade? Abbiamo varcato le colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra)? Stiamo navigando in un mare periglioso verso l’ignoto?

Nicola Belcari

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