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Cronaca giovedì 11 dicembre 2014 ore 18:14

Processo Concordia, è ancora "Schettino show"

Nuova giornata di interrogatorio per l'ex comandante. La settimana scorsa ha risposto al pm, oggi agli avvocati di parte civile e alla difesa



GROSSETO — L'interrogatorio è iniziato con le domande dell’avvocato di parte civile Cesare Bulgheroni, che ha chiesto  il curriculum vitae all'imputato. Schettino ha descritto di avere lavorato come mozzo per sette mesi, 6 anni sulle petroliere, 10 anni con la flotta di Stato per poi passare ad una società americana. Un anno ha lavorato invece in Francia. Una volta passato in Costa è diventato comandante, dopo avere trascorso un periodo di tempo come secondo anche di Mario Terenzio Palombo. Alla richiesta di quali fossero i rapporti con Palombo, Schettino ha risposto: " Non c’erano grossi problemi, ma a lui non andava bene il mio modo di fare”.

Secondo Schettino in Costa: “Mancava la cultura nautica, l’attenzione. Fui nominato anche rappresentante sindacale per rappresentare questi problemi alla compagnia. Per esempio Ambrosio a mio avviso non era pronto all’avanzamento di carriera, benché non avesse mai dato problemi come ufficiale di guardia".

Uno degli avvocati di parte civile ha inoltre chiesto quale fosse la lingua che si utilizzava a bordo per parlare. Questa la risposta dell'ex comandante: "Sarebbe l'italiano ma con parte del personale, soprattutto romeni e asiatici, impiegati alla macchina o come personale alberghiero, il nostromo si faceva capire a gesti". 

Da qui si è giunti a parlare dunque del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin che secondo l'imputato "non solo non comprese gli ultimi ordini prima dell'impatto con gli scogli, ma durante le fasi precedenti non comprendeva cosa gli ufficiali di guardia dal ponte di comando della Concordia gli dicevano parlando in italiano. "Però - ha detto Schettino ridendo - capì come arrivare alla scialuppa per lasciare la nave nel naufragio". "Non l'ho nominato io timoniere - ha continuato Schettino - Non ricordo se su altre navi della Costa lo ho avuto con me come marinaio". 

Schettino, alla domanda di un avvocato, su quali fossero le percentuali di responsabilità e a carico di chi che hanno portato all'incidente, ha dichiarato che si tratta di "una vicenda che ha coinvolto una organizzazione. Se mi fossi sentito unico responsabile non avrei deciso di affrontare un dibattimento. Quella sera se fossimo stati nella condizioni di cento anni fa, avrei preso il timone io e avrei mandato tutti a casa".

Lo scoglio delle Scole - Alla domanda - da parte dell'avvocato di parte civile Michelina Suriano -  se lo scoglio contro il quale la nave urtò quella sera era presente o meno sulle carte nautiche Schettino ha risposto "Sì, c'era". L'avvocato gli ha però contestato di aver detto in passato che lo scoglio non c'era accusandolo di contraddirsi: "Oggi, tre anni dopo, dice di sì - ha detto il legale in aula - ma quindici ore dopo il naufragio aveva detto di no". 

"Io la mattina del 14 gennaio 2012, in albergo - si è difeso Schettino - dissi che lo scoglio non era segnalato su carta. Subito dopo l'incidente, incontrai sull'isola Ambrosio e mi disse che passavamo da terra a 0,28 miglia. In effetti avevo fatto tracciare una rotta dall'ufficiale Canessa a mezzo miglio dal basso fondale e per me lo scoglio non c'era". Schettino ha quindi detto di non aver visto la carta nautica con lo scoglio ma di aver impostato la rotta con Canessa prendendo come limite il fondale basso a dieci metri, escludendo di fatto che ci fosse uno scoglio. Pertanto, ha concluso Schettino "o la carta non è aggiornata, o l'ufficiale cartografo è stato inesatto".



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