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Cronaca martedì 01 luglio 2014 ore 12:32

Concordia: il generatore non ha influito sui timoni

Prosegue il processo con l'analisi tecnica sul funzionamento della nave e sulle modalità della navigazione la sera del naufragio



GROSSETO — La perizia supplementare sugli apparati della Costa Concordia “dice che il generatore d’emergenza non funzionò, ma nessuno dei periti, né dei nostri consulenti sa dire perché. Tuttavia, se anche il generatore d’emergenza avesse funzionato, non sarebbe cambiato niente, cioè non abbiamo prova che qualcuna delle 32 vittime sia morta per il mancato funzionamento del generatore d’emergenza: di ciascun decesso sappiamo come avvenne, e nessuno è da attribuire al mancato funzionamento del generatore”. Questa l'analisi del procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, commentando l’andamento delle udienze tecniche fissate questa settimana per il processo sul naufragio di Costa Concordia. 

“Anche sui timoni il generatore non influì, perché la nave era alla deriva e non c’era propulsione - ha continuato Verusio - senza propulsione i timoni non sono utilizzabili” contestando indirettamente un punto di difesa di Schettino, e cioè di aver potuto manovrare la nave dopo l’urto.

Oggi il processo prosegue con un’altra udienza tecnica sul funzionamento della nave e sulle modalità della navigazione la sera del naufragio. 

"La navigazione turistica si fa in ore diurne, a bassa velocità e in condizioni meteomarine favorevoli, non come la Costa Concordia che passò di notte a oltre 14 nodi, al Giglio, la sera del naufragio il 13 gennaio 2012". Lo ha detto rispondendo al pm Alessandro Leopizzi uno dei consulenti della procura, l’ammiraglio Domenico Picone

E “comunque – ha aggiunto – in 40 anni non avevo mai sentito l’espressione inchino, mentre si è sempre parlato di avvicinamenti alla costa per motivi turistici, per consentire alle navi passeggeri di apprezzare una costa di particolare pregio naturalistico e paesaggistico”. 

Il processo sta ripercorrendo ampi aspetti delle perizie sulla navigazione tenuta dalla Concordia e sul funzionamento degli apparati. Uno ha riguardato anche la questione della navigazione ravvicinata, “qualcosa – ha aggiunto l’esperto – che si è sempre fatta e i comandanti delle unità sempre si sono avvicinati a una velocità bassissima, in ore diurne e in condizioni meteomarine favorevoli. Se si deve consentire ai passeggeri di fruire delle bellezze locali, non può che essere fatto di giorno e bassa velocità”.

Commozione in aula  quando è stato fatto sentire il rumore dell’urto della Concordia 



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