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domenica 27 novembre 2022

PAROLE IN VIAGGIO — il Blog di Tito Barbini

Tito Barbini

In primo piano per decenni, nella politica italiana, all’improvviso non ne senti parlare più. Chiedi e nessuno sa darti notizie. Poi scopri che ha fatto una cosa che molti vorrebbero fare, ma sognano soltanto: dare lo stop alla vita di sempre e partire. Tito Barbini, classe 1945, sindaco di Cortona a 24 anni, poi presidente della Provincia di Arezzo, infine per 15 anni assessore regionale prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura, amico personale di Francois Mitterand. Si mette dietro le spalle tutto questo e intraprende un viaggio lungo cento giorni, che lo porta dalla Patagonia all’Alaska. Cento giorni a piedi e in corriera, per bagaglio uno zaino. Da allora attraversa confini remoti e racconta i suoi viaggi e i suoi incontri nei libri. E’ ormai, a tempo pieno, scrittore di viaggi. Più di dieci libri, non solo geografia fisica, paesaggi e luoghi, ma geografia della mente. In Patagonia o nel Tibet, un mondo altro, fatto di dolori, speranze, delusioni. Nel 2016 è uscito il libro "Quell’idea che ci era sembrata così bella - Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio"

Quello che siamo diventati

di Tito Barbini - martedì 27 settembre 2022 ore 16:20

Dunque, compio 77 anni e mai avrei pensato a uno smarrimento che diventa anche senso di colpa e tristezza. Per quello che non siamo riusciti a diventare e peggio ancora per quello che siamo diventati. È davvero questo il Paese al quale appartengo? La vittoria della destra peggiore mi rende sgomento e mi scopro alle prese con una zavorra di pensieri che non fanno bene alla mia età. Valeva la pena questa vita dedicata alla passione per la politica? Nella mia testa questi sono più che punti interrogativi. Piuttosto sfide autentiche, da non prendere assolutamente sottogamba. Varchi aperti verso un’altra possibilità. Smarrimento ma anche spinta a risolverlo allo stesso modo: cedendo al richiamo di una nuova partenza, una nuova resistenza.

In un mio libro ho fatto l’esempio del barcone naufragato che, liberato dal cordame e dalle scorie del mare, riesce a riprendere a navigare. Sono ormai quasi vent’anni che ho lasciato la politica, ho preso a viaggiare e scrivere libri. Ho lasciato gli incarichi, mai la passione per la politica. L’ho fatto anche cercando di ricostruire la casa delle mie idee. Ho lasciato da tempo un partito, dove i valori che avevano innervato la mia vita erano ormai caduti come foglie morte, per una nuova appartenenza politica. Anch’essa mi sembra oggi inadeguata, impacciata nei personalismi, confusa e dispersa. Mancano, non le capacità, ma la passione, l’umiltà, l’entusiasmo, la radicalità necessaria per stare dalla parte giusta. La pace prima di tutto poi uguaglianza, diritti, lavoro. 

Ecco perché, la speranza di una nuova ripresa dal basso, unitaria e costituente è indispensabile per risollevare le sorti della sinistra italiana. Ce n’è bisogno e io ci sarò, per quello che posso ancora dare. Sono al limite estremo della maturità prima di sprofondare nella senilità. Anche se non so bene cosa sia la senilità: ed è meglio così. 

Ecco, queste parole, di un grande filosofo della politica sono il dono che mi faccio per il mio compleanno:“…ritorni in te stesso, ricostruisci la tua identità, che si è venuta formando e rivelando nella ininterrotta serie dei tuoi atti di vita, concatenati gli uni con gli altri, ti giudichi, ti assolvi, ti condanni, puoi anche tentare, quando il corso della vita sta per essere consumato, di fare il bilancio finale. Non arrestarti. Non tralasciare di continuare a scavare. Ogni volto, ogni gesto, ogni parola, ogni più lontano canto, ritrovati, che sembravano perduti per sempre, ti aiutano a vivere”. De Senectute

Tito Barbini

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