Attualità Mercoledì 01 Luglio 2026 ore 11:55
Nuova pianta scoperta per la prima volta in Toscana

Finora censita nella Sicilia meridionale e con poche altre segnalazioni, la Cuscuta palaestina è stata rinvenuta nel Parco della Maremma
GROSSETO — È stata scoperta al Parco della Maremma una piccola pianta parassita mai censita prima nel territorio regionale della Toscana: si tratta della Cuscuta palaestina, della famiglia delle Convolvulaceae. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito di un progetto internazionale dedicato all’identificazione dei record di ricchezza floristica negli habitat ad alta biodiversità, durante uno studio condotto all’interno del Parco della Maremma dal gruppo di ricerca di Vegetazione ecologia e Conservazione dell’Università di Siena, nella primavera del 2025.
La notizia è stata diffusa in occasione della pubblicazione dello studio sulla scoperta sulla rivista della Società Botanica Italiana Italian Botanist.
"Attraverso campionamenti della vegetazione - ricostruisce una nota del Parco - sono stati analizzati plot di 1 m² per valutare la ricchezza di specie di piante vascolari presenti. I risultati hanno confermato le aspettative degli studiosi, evidenziando comunità vegetali straordinariamente ricche, con oltre 50 specie per metro quadrato e un massimo registrato di 53 specie".
E proprio nel corso delle rilevazioni: "In due dei plot esaminati è stata individuata, appunto, questa piccola pianta parassita mai censita in precedenza per la regione Toscana, per la provincia di Grosseto e per lo stesso Parco: la Cuscuta palaestina".
La specie, probabilmente confusa in passato con la simile Cuscuta planiflora, segnalata in habitat analoghi, rappresenta un’importante novità floristica. Secondo la letteratura, la Cuscuta palaestina era finora riportata in Italia solamente nella Sicilia meridionale, con segnalazioni anche in Abruzzo e Calabria, sebbene in quest’ultimo caso ritenuta probabilmente non autoctona.
"Aree protette fondamentali per la biodiversità"
“Questo risultato dimostra quanto le aree protette siano fondamentali non solo per la conservazione, ma anche per la scoperta della biodiversità”, sottolinea il professor Gianmaria Bonari dell’Università degli Studi di Siena. “Anche in territori ampiamente studiati, come il Parco della Maremma, esistono ancora elementi della flora che attendono di essere individuati. Ciò evidenzia quanto sia necessario continuare a investire nella ricerca botanica e nel monitoraggio degli ecosistemi e degli habitat”.
“Si tratta di una scoperta che conferma il valore scientifico e conservazionistico del Parco della Maremma – commenta il presidente del Parco, Simone Rusci – e che rafforza il ruolo delle aree protette come laboratori naturali fondamentali per la conoscenza. La ricerca è fondamentale per la conoscenza della biodiversità e, in questo, il Parco è un eccellente laboratorio".
"La recente scoperta - conclude - ci ricorda quanto la ricerca non può dirsi mai conclusa e quanto ancora dobbiamo lavorare per comprendere i complessi meccanismi che governano i comportamenti e la distribuzione delle specie viventi”.
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