Minorenne, per mesi aveva lavorato nei campi del Grossetano in condizioni di sfruttamento insieme ad altri braccianti stranieri: l'anno scorso ha raccontato tutto ai carabinieri, e le sue dichiarazioni hanno dato il 'la' a un'indagine che ieri ha portato alla notifica di misure cautelari - obbligo di firma e interdizione dell’attività imprenditoriale - nei confronti di due persone straniere e di un italiano. I tre sono indagati, insieme ad un quarto straniero non destinatario di misure, il reato di caporalato.
"Il giovanissimo - ricostruisce una nota dell'Arma - aveva riferito di aver lavorato per diversi mesi, in condizioni di sfruttamento, alle dipendenze di una azienda agricola il cui titolare è l’italiano indagato, che utilizzava numerosa manodopera straniera per le lavorazioni connesse all’attività aziendale.
Le risultanze investigative hanno stretto il cerchio attorno ai 4 indagati. Il titolare della ditta, italiano, si sarebbe degli stranieri coindagati di cui solo uno formalmente assunto ma del tutto svincolato dalle attività che gli altri dipendenti (solo alcuni e solo in parte in regola dal punto di vista contrattualistico) svolgevano presso l’azienda.
Sarebbero stati loro ad arruolare e gestire i loro connazionali. Secondo le direttive e in base alle necessità del datore di lavoro, si sarebbero occupavati degli altri dipendenti a cui procuravano alloggio, vitto e trasporti, pur senza avere alcun rapporto di dipendenza nemmeno funzionale nell’ambito dell’azienda.
Paghe da fame, alloggio nel casolare diroccato
Le paghe riconosciute agli operai sono risultate circa la metà rispetto al minimo previsto dai contratti nazionali, mentre le condizioni di lavoro hanno fatto emergere più violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro tra mancanza di visite mediche preliminari, omessa fornitura di dispositivi di protezione individuale, irregolarità su orari, ferie e riposi.
I carabinieri hanno appurato che i braccianti venivano alloggiati in un casolare non idoneo a ospitare persone, diroccato e privo nei minimi requisiti igienico-sanitari.
Con pareti in cartongesso erano state create stanze che ospitavano fino a 26 persone in condizioni di promiscuità e privi di sufficienti servizi come cucina e bagno. Il tutto pagando tra l’altro un corrispettivo di circa 150 euro, oltre a ulteriori spese per il vitto, il tutto trattenuto dal datore di lavoro dalla paga mensile.